Posted By Céline
La responsabilità dei media

Tutti ci siamo allontanati, da noi stessi in primis, e di conseguenza dai nostri simili e compagni di viaggio su questa terra. In questo momento epocale, ci sentiamo un po’ come in fondo a un pozzo buio, senza via d’uscita. Più passano i giorni, più tutto ci sembra surreale e apocalittico. Alcuni lo sentono in modo molto marcato e sofferente. Altri se ne accorgono di sfuggita, ma continuano a tirare dritto, sperando che se non guardano, non esiste. Altri ancora non ci pensano proprio, e forse sono i più fortunati. Ma comunque la si veda, il momento è molto difficile a tutti i livelli, e continuare a negarlo e a mettere in atto comportamenti e modi di pensare ormai obsoleti, non fa che acutizzare il disagio.

I mezzi di comunicazione tradizionali sono il perfetto riflesso della disperazione dilagante; lo si capisce dai toni sempre più aggressivi e pessimistici di chi scrive sia in veste di giornalista che in veste di semplice commentatore di un articolo.

Trasudano sentimenti di rabbia molto forte, e di perdita di fiducia nella vita.

Mettono in risalto notizie ansiogene e ormai solo quelle. E non credo più nella scusa dell’”audience”. Penso invece che sia la spia di un sentimento di depressione generale, che investe anche i direttori di giornali e i giornalisti, oltre che tutta la popolazione. Credo ci sia una sorta di deresponsabilizzazione di ognuno di noi nei confronti della vita, del mondo e di come vogliamo trattarlo e vederlo.

Di fronte alla bruttezza, alle menzogne e alla crudeltà, di fronte all’evidente schiavizzazione dell’essere umano per mano di pochissimi, c’è una sorta di rifiuto di vedere l’evidenza, e un accanimento nel mostrare solo il brutto. Come per dire, precipitiamo tutti nei tenebri, e non possiamo farci niente.

È possibile invece risvegliarsi all’evidenza che il mondo lo facciamo noi ogni giorno con le nostre scelte, i nostri discorsi, i nostri sorrisi, e il nostro cuore. Perché non considerare la possibilità di inserire un po’ di bellezza in mezzo a tutta questa immondizia? Perché non assumersi la responsabilità in prima persona di cominciare a mostrare la luce laddove esiste, soprattutto quando si ha la possibilità di comunicare con moltissime altre persone, come un giornale?

A quale scopo continuare a perpetrare atteggiamenti arroganti, di dubbia superiorità intellettuale comunque tesa ad “aggredire” chi sta di fronte, ragionamenti molto spesso troppo maschili e dunque troppo razionali e duri (provenienti anche da donne), laddove abbiamo tutti tanto bisogno di dolcezza, accoglienza e di un sorriso?

Ci stiamo rendendo conto progressivamente che la vita non può essere fatta di lavoro, obblighi e soldi. Manca il senso. Manca la fiamma che anima un essere umano e lo porta a voler fare cose belle per sé stesso e per la vita in generale.

Perché allora non cominciare a volersi un po’ più bene, e a iniettare dosi (piccole o grandi) di bellezza negli angoli di tutta questa farsa quotidiana?

L’intento di questa lettera è semplice: non sono “nessuno”. Sono francese e per questo motivo, ci potrebbero essere errori in questo testo, ma quello che voglio trasmettere non è fatto di “lauree, superiorità intellettuale o pretese di perfezione”. È un messaggio che proviene dal cuore e che vuole contaminare gli altri cuori. Credo fortemente, con tutta me stessa, che sia arrivato il momento per ognuno di noi, o comunque per chi lo sente dentro molto forte, di dare un contributo che possa far tornare la speranza. Siamo caduti molto in basso, e non si può che risalire, ma credo lo dobbiamo fare insieme, in un intento di unione e di autenticità, e non più con quell’idea di separazione egotica con cui siamo cresciuti.

In ogni momento, possiamo scegliere di mostrare la bruttezza oppure la bellezza. E tante più persone vengono raggiunte da un mezzo di comunicazione, quanta più responsabilità si ha nel fare questa scelta.

 

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