Donna, dati il permesso

Quand’è che hai smesso di crederci?

Quand’è che hai cominciato a pensare di essere pazza?

Quand’è che hai dimenticato di avere la chiave?

Quand’è che hai spento volontariamente la tua luce?

Quand’è che ti sei rassegnata e hai abbandonato i tuoi sogni?

Quand’è che hai iniziato a curvare la schiena e a non ridere più?

Quand’è che hai creduto di non meritare nulla di straordinariamente bello?

Ti ricordi che tutto ciò è iniziato attraverso gli altri?

Ti ricordi che non è quello che volevi?

Ti ricordi che non sei nata per questo?

E quando riesci a ricordartelo, cominci a versare lacrime che sembrano non voler finire mai?

Sei nata per amare e per brillare, è la cosa che sai fare meglio, la fonte di tutto.

E se ti neghi l’amore, scompari molto lentamente ma inesorabilmente.

So che non è stato facile,

che il tuo voler dare amore non è sempre stato accolto,

che molti hanno cercato di spegnere la tua luce abbagliante,

ma oggi è il momento di darti il permesso

di ricominciare a lasciar fluire ciò di cui sei fatta, puro amore.

Dallo ogni volta che puoi, il più spesso che puoi, sotto ogni forma, perché l’amore ti riporta in vita, ogni volta che lo lasci libero di esistere. Ed è arrivato il momento di scegliere la vita.♥

Leggera come una piuma

Dall’anima alla mente, incontriamoci nel cuore

Ti ho aspettato tutta una vita, e forse di più

per poter far nascere quel che di più morbido, dolce e sensuale ci sia in me.

Ho aspettato il tuo ritorno

per poter rendere il mio corpo leggero come una piuma, liberarlo dalle catene e lasciarlo libero di seguire le onde della vita, senza più aver paura di perdermi.

Ho aspettato che mi vedessi per tutto questo tempo, per finalmente poter respirare, espandermi, prendere il mio posto nel mondo, dopo aver creduto da sempre di non avere il diritto di esistere.

Mi sono sentita stupida, inutile, sbagliata, perché non trovavo un senso.

Il senso me lo hai donato tu, quando ho capito di sapere ancora ridere, quando ho ritrovato la scintilla di vita in me, quando ho sentito il mio cuore che scoppiava.

Ora sto imparando a farti spazio dentro di me, millimetro dopo millimetro,

io che da sempre vivo con la tua assenza, io che da sempre me la cavo da sola,

non è facile permettere che accada, fidarmi, che non mi abbandonerai di nuovo.

Ed ecco che sono in preda a una danza tra il fare spazio e il toglierlo di nuovo,

ancora molto incerta e spaventata da questa espansione del mio essere, ancora incerta di meritare la vita e la bellezza.

Anche nei giorni più bui, so che questa è l’unica strada possibile,

quella della riconciliazione tra te e me, quella dell’equilibrio.

Che io mi lasci finalmente portare da te, senza più nessun controllo, perché siamo le due facce della stessa medaglia. E che tu possa finalmente unirti a quello che di più profondo c’è in te.

Des ponts d’amour

Mes pas se posent, incertains, sur une terre qui me semble si souvent étrangère.

Comme suspendue entre deux mondes, je me demande si elle saura m’accueillir. Est-elle digne de confiance ?

Mon regard effleure celui des autres sans s’y attarder, tant est grand le risque de dévoiler l’envie profonde d’aimer qui se cache en moi.

Mes yeux font alors eux aussi le choix de ne pas traîner trop longtemps ici-bas.

Mon souffle est comme prisonnier d’un corps si souvent ignoré et maltraité. Respirer, et prendre le risque de me briser en mille morceaux, si difficilement assemblés.

Mais mon cœur, lui, est un combattant courageux, infatigable, audacieux et déterminé, qui par un travail minutieux et acharné, parvient peu à peu et par miracle à accorder toutes les parties de moi-même, à leur donner envie d’être ici et d’y rester, pour qu’enfin la magie puisse opérer, et mes pieds épouser la terre, mes yeux créer des ponts d’amour, et mon souffle se mêler à l’air. Alors, je serai enfin vivante.

Carnevale

È mattina. Apro gli occhi. Prendo la mia maschera sul comodino e la indosso.

Anche oggi, giocherò a fare l’adulto. Mi costa molto, perché non so bene come fare.

Ma così deve essere, mi hanno detto.

Stringerò i denti e uscirò nel mondo. Ho delle cose serie da fare io.

Devo guadagnare soldi, vestirmi bene, guidare una bella macchina, fare un lavoro importante, ridere, sposarmi, fare figli, comprare casa, andare in vacanza. È questo che fa un vero adulto giusto?

Le mie convinzioni sono le mie stampelle. Mi sostengono da così tanto tempo. Come farei senza di loro?

Osservo gli altri e giudico. Mi sento importante, mi sento grande. Erigo muri, così da non essere raggiungibile nella mia fragilità, nella mia autenticità. Gli altri temono le persone importanti, e io mi sentirò al sicuro.

Il mio personaggio è così ben collaudato che non tollera il minimo cambio di prospettiva. Il castello potrebbe crollare all’istante, e non me lo posso permettere.

La sera, davanti allo specchio, mi congratulo con l’adulto per la sua giornata.

Eppure, qualcosa non va.

Mi sento sola, a tratti anche disperata, ma non devo dirlo a nessuno.

Vado a letto. Mi addormento. Faccio un sogno.

Sogno di aver dimenticato la mia maschera sul comodino.

Sono uscita senza.

Non me ne accorgo subito, percepisco solo una curiosa leggerezza.

Sorrido alle persone, e loro mi sorridono, un po’ stupite.

Mi fermo a chiacchierare con degli sconosciuti. Niente di impegnativo, ma sembrano tutti più contenti dopo.

Se sorrido, sorridono anche loro. Se saluto, rispondono. Se parlo, interagiscono. Se dimostro interesse, alcuni possono anche diventare fiumi di parole, come se non avessero aperto bocca da anni.

Faccio gesti casuali di bellezza. Ed è come se vedessi i cuori degli altri riscaldarsi, i loro visi distendersi.

E nello stesso tempo, si riscalda anche il mio. Che sensazione meravigliosa.

Suona la sveglia. Apro gli occhi.

Sto per indossare la mia solita maschera, ma sento un forte disagio.

Perché non provare a portare il sogno nella realtà?

Ho deciso. Oggi uscirò nuda.

Perché il sognare è il primo passo verso il creare.

Perché siamo tutti bambini che giocano a fare gli adulti.

Perché in fondo ci sentiamo tutti soli e spaventati.

Perché basta un attimo per riscaldarci i cuori a vicenda, e rendere tutto molto più bello.

Perché un cuore riscaldato ritroverà la speranza e sarà pronto a creare bellezza.

Perché la bellezza dipende solo da noi.

Come dipende solo da noi abbattere i muri.

Non aspettiamo più che qualcuno lo faccia al posto nostro.

Creiamo insieme la nostra nuova realtà,

perché il mondo siamo noi.

Le maschere

Percepisco la paura

leggo la disperazione

nascoste dietro il bisogno di possedere

le persone, i luoghi, gli oggetti, le idee,

nell’accanito tentativo di non precipitare nel vuoto,

quel vuoto guaritore, porta di accesso alla tanto agognata libertà,

ma che visto dall’alto delle nostre illusioni ci sembra così terrificante,

un abisso senza fine.

Tutto è illusione.

Tutto ciò di cui ci adorniamo

ha il solo scopo di allontanarci dalla verità.

Leggo sui visi, negli occhi, sui corpi

e nelle parole altrui ciò di cui cercano di disfarsi,

ciò di cui cerco io di disfarmi da tempi immemori,

tutti troppo impegnati a correre per sfuggire a un mostro indomabile.

Non osare mai fermarsi per paura di essere travolti e portati via senza possibilità di ritorno,

camminare in equilibrio precario terrificati all’idea di cadere e di non essere più in grado di rialzarsi,

recitare una parte per paura di non essere amati,

fare come fanno tutti per non ritrovarsi soli,

in preda al mostro indomabile.

Dimenarsi, consumare, apparire, imporsi, conformarsi, obbedire, giudicare, fingere,

seguire le mode, sedurre, nella speranza nascosta e angosciata di trovare finalmente la persona

che ci farà tornare a respirare,

che ci restituirà quel respiro diventato superficiale così tanto tempo fa

il giorno in cui essere se stessi è diventato sinonimo di pericolo.

Lasciamo cadere le maschere, il mostro non esiste.

Les masques

Je décèle la peur

je lis le désespoir

qui se cachent derrière le besoin de posséder

les personnes, les lieux, les objets, les idées,

dans une tentative acharnée de ne pas précipiter dans le vide,

ce vide guérisseur qui nous apporterait pourtant la liberté tant désirée

mais qui vu du haut de nos illusions nous semble si terrifiant,

un gouffre sans fin.

Tout n’est qu’illusion.

Tout ce dont nous nous revêtons

a pour seul but de nous éloigner de la vérité.

Je lis sur les visages, dans les yeux, sur les corps

et dans les mots d’autrui ce dont ils tentent de

se défaire,

ce dont je tente de me défaire depuis si longtemps,

trop occupés que nous sommes à courir pour échapper à un monstre indomptable.

Ne jamais oser s’arrêter de peur d’être emporté sans possibilité de retour en arrière,

marcher en équilibre précaire terrifié à l’idée de tomber et de ne plus savoir se relever,

jouer un rôle par peur de ne pas être aimé,

faire comme tout le monde pour ne pas se retrouver seul,

en proie au monstre indomptable.

Se démener, consommer, paraître, s’imposer, se conformer, obéir, juger, feindre,

suivre la mode, séduire, dans l’espoir dissimulé et angoissé de trouver enfin celui ou

celle qui nous rendra notre souffle,

cette respiration devenue superficielle il y a si longtemps,

le jour où être soi-même est devenu synonyme de danger.

Faisons tomber les masques, le monstre n’existe pas.